Diagnosi e trattamento chirurgico precoce delle neoplasie cutanee del volto.

La quasi totalità dei pazienti che si sottopongono a controllo specialistico per la comparsa di neoformazioni a livello della cute sono affetti da lesioni benigne.

I nevi (nelle varianti congenito, acquisito o displastico), le cheratosi, le neoformazioni verrucose o vascolari, le macchie cutanee, i fibromi, gli istiocitomi e le altre infrequenti neoformazioni, rappresentano, fortunatamente, il riscontro diagnostico più comune.

Tuttavia, nella pratica clinica quotidiana lo specialista si imbatte con sempre maggior frequenza in lesioni pretumorali o francamente maligne. Ciò è sicuramente dovuto sia ad una maggiore attenzione della popolazione a sottoporsi a controlli specialistici periodici, sia ad un reale aumento dell’incidenza di queste patologie.  Il prolungamento della vita media, unitamente all’oramai scientificamente provato effetto lesivo a lungo termine delle radiazioni solari contribuiscono all’aumento delle lesioni tumorali cutanee. A conferma di ciò, ben l’85% delle neoplasie cutanee riguardano la cute dell’estremo cefalico e circa il 90% degli epiteliomi insorge su aree esposte a irraggiamento solare.

Si comprende quindi come il volto rappresenti il distretto corporeo più frequente come sede di lesione, ponendo particolari problemi ricostruttivi quando queste insorgano su aree specifiche come orecchie, labbra, palpebre, sopracciglia e naso. A livello del viso, infatti, l’asportazione di lesioni anche di pochi millimetri, può esitare in inaccettabili difetti funzionali, estetici e morfologici; pensiamo ad esempio alle retrazioni cicatriziali conseguenti a interventi chirurgici a livello palpebrale, nasale, labiale o auricolare.

Questo è oggi ancora più importante, in quanto il concetto stesso del “bene salute” si è esteso, superando il solo risultato finale della guarigione clinica per comprendere anche un ambito estetico/sociale non più eludibile.

Non tutte le lesioni cutanee devono essere asportate. Dopo una scrupolosa indagine clinica deve essere posta una precisa indicazione chirurgica solo per le lesioni maligne, per le precancerosi e per quelle neoformazioni sospette o a rischio. Questo vale soprattutto per le lesioni pigmentate che non possono essere asportate indiscriminatamente, ma solo dopo un accurato esame obbiettivo specialistico.

Tra le precancerosi, a livello del volto, dobbiamo considerare la cheratosi attinica, le lesioni presenti nel morbo di Bowen, le aree radiodermitiche, la leucoplachia, lo xeroderma pigmentosum e la melanosi di Dubreuilh che possiedono una caratteristica evolutiva certa verso la malignità.

Le lesioni maligne comprendono l’epitelioma basocellulare, il carcinoma a cellule squamose (spinalioma), il melanoma e i meno comuni tumori degli annessi cutanei, il dermatofibrosarcoma,  l’emangioendoteliosarcoma, il leiomiosarcoma, il tumore di Merkel e il fibroxantoma atipico.

L’epitelioma basocellulare è la neoplasia maligna cutanea più frequente e rappresenta circa il 50% di tutti i tumori cutanei. Colpisce prevalentemente tra la 6a e l’8a decade, dove ne risulta affetta sino al 60% della popolazione di sesso maschile. Si manifesta clinicamente in diverse  forme, spesso dall’aspetto comune, ma la caretteristica principale è la assenza di guarigione spontanea. Possiede un carattere evolutivo estremamente lento ed è oramai considerato un tumore a malignità locale.    

L’epitelioma spinocellulare riguarda il 25-30% di  tutti i tumori cutanei. Colpisce prevalentemente i pazienti di sesso maschile con un picco di incidenza tra i 50 e i 70 anni. Le zone più colpite sono il labbro inferiore, la regione delle guance e il padiglione auricolare. Possiede una spiccata tendenza alla crescita con un rapido sviluppo in profondità, con propensione alla diffusione principalmente per via linfatica.

Il melanoma cutaneo rappresenta la neoplasia cutanea maligna più sfavorevole. Negli ultimi decenni gli aumenti relativi alla sua incidenza sono stati nella maggior parte dei paesi occidentali superiori a quelli registrati per tutti gli altri tipi di tumori. Clinicamente il melanoma cutaneo insorge de novo su cute indenne in circa l’80% dei casi. Se aggredito tempestivamente, correttamente stadiato ed inserito in un preciso programma terapeutico postoperatorio, il melanoma cutaneo viene sconfitto.

Per tutte le lesioni sospette asportate il protocollo clinico è il seguente: corretta asportazione chirurgica; esecuzione dell’esame istologico della lesione asportata; contemporanea ricostruzione plastica mediante, quando necessario, l’impiego di lembi o innesti cutanei. L’approccio ricostruttivo del chirurgo plastico è teso a restituire il più possibile l’aspetto preoperatorio, minimizzando i reliquati cicatriziali, e preservando la specifica funzione di particolari aree del volto (labbra, palpebre, naso, orecchie).

La possibilità di ricostruire la cute del viso in sicurezza e in un solo tempo chirurgico permette quindi di procedere a una sicura e ampia asportazione, minimizzando o annullando il rischio di exeresi incomplete, fonti di recidive e di inevitabili interventi chirurgici successivi. Inoltre, anche se riguardanti ampie aree del volto, la quasi totalità degli interventi vengono generalmente eseguiti in anestesia locale senza necessità di ospedalizzazione successiva, con conseguente maggiore comfort da parte del paziente.

Il progressivo aumento dell’incidenza delle neoplasie cutanee consiglia una sempre maggiore e capillare attività di prevenzione. La visita specialistica rimane il momento centrale di tale opera, in grado di discernere tra le forme benigne, non necessariamente suscettibili di trattamento chirurgico, da quelle maligne o a rischio, che impongono una tempestiva asportazione chirurgica.

L’esecuzione degli interventi chirurgici in anestesia locale consente di trattare tranquillamente anche quei pazienti affetti da patologie concomitanti, per i quali l’anestesia generale rappresenta un aumentato rischio operatorio.

L’opera del chirurgo plastico, principalmente a livello del viso, permette di soddisfare questa necessità con il minor deficit cicatriziale e morfologico, anche in seguito a estese asportazioni.

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