Dieta, Educazione Alimentare e Mass Media: tra scienza e mito

L’orientamento attuale della scienza medica è sempre più rivolto a concentrare i propri sforzi verso la prevenzione delle malattie piuttosto che alla loro cura tardiva.  Il raggiungimento di tale obiettivo non può prescindere dalla necessità di avvalersi di mezzi il più possibile semplici, poco costosi, di facile attuabilità e che riguardino l’intera popolazione piuttosto che i singoli individui.

Questi sforzi sono più che giustificati perché si rivolgono nei confronti di malattie quali le patologie aterosclerotiche cardiocircolatorie e cerebrovascolari, il diabete mellito ed i tumori che, per la loro diffusione e gravità e per le loro ripercussioni economiche, hanno assunto da tempo un devastante impatto sociale.

Una corretta alimentazione, intesa come l’insieme di dieta e di educazione alimentare, rappresenta la palestra ideale per attuare su larga scala quell’opera di prevenzione di cui tanto si parla, ma i cui risultati si fanno attendere.  Le ragioni di tale insuccesso sono facilmente analizzabili, prendendo spunto da come stanno le cose a casa nostra in Italia.  

Basti pensare che l’educazione alimentare avrebbe dovuto essere uno degli impegni prioritari già a partire dal 1996, secondo le linee guida programmatiche elaborate dal Ministero della Sanità, che non hanno ancor oggi trovato attuazione pratica o al dileggio popolare cui si è recentemente esposto il predecessore dell’attuale ministro in carica di tale Dicastero per avere proposto di adeguare le razioni della refezione scolastica alle reali esigenze dei nostri giovani studenti, notoriamente in soprappeso o francamente obesi in oltre un terzo dei casi.

Inoltre una delle più gravi lacune di cui soffre l’Italia è certamente quella delle conoscenze di base nel campo dell’alimentazione.  Carenza dovuta all’insufficienza dei programmi scolastici dedicati, ma anche alla vera e propria attività di disinformazione promossa da interessi particolari.  Infatti le moderne logiche della produzione e del mercato hanno fortemente influenzato l’orientamento delle scelte, indirizzandole verso l’acquisto di prodotti non tanto ( o non solo) validi sotto il profilo nutrizionale, quanto piuttosto stimolanti sotto l’aspetto sensoriale e dei significati simbolici.  Il frutto di questa operazione di omologazione culturale ha creato falsi stereotipi quali la mozzarella che fa dimagrire, l’acqua minerale che mantiene giovani e purifica, o il consumo di alcolici come segno di virilità e così via.

Per fare opera di effettiva educazione alimentare risulta indispensabile stabilire contatti diretti con i destinatari dell’informazione, sfruttando almeno due canali principali.  Il primo è rappresentato dalla redazione e distribuzione di documenti semplici ma corretti, che inducano gli utenti a riflettere e che consentano loro di acquisire le necessarie conoscenze specifiche, ruolo per ovvie ragioni di pertinenza eminentemente istituzionale.  Il secondo, non meno importante, canale è rappresentato da una collaborazione ottimale con i mass-media, svolta a sfruttarne al meglio l’enorme potenziale di informazione e di diffusione, nonché a minimizzarne le possibili influenze negative.  Un ruolo collaterale ma non secondario potrebbe consistere in un più efficace controllo sui comunicati pubblicitari, spesso anche mascherati da redazionali, regolarmente infarciti da informazioni commerciali nebulose, incomplete o anche solo parziali quando non decisamente false e prive di supporto scientifico.

D’altra parte proprio in considerazione della grande importanza che viene oggi riconosciuta al ruolo di una corretta alimentazione nel salvaguardare e/o garantire il benessere fisico si è attualmente gonfiato in maniera considerevole quel cosiddetto “mercato della salute”, che rappresenta un campo nel quale,con un minimo di spregiudicatezza, è  possibile per quasi tutti trovare una potenziale e redditizia possibilità di espansione.

Pertanto anche i nutrizionisti seri, che non vogliono abdicare alla loro funzione, stanno imparando ad utilizzare i mass-media per presentare una informazione scientifico-divulgativa in campo nutrizionale in modo chiaro, conciso e, per quanto possibile, attraente.  Solo così si arriverà alla scomparsa definitiva dei vari “scioglipancia”, erbe miracolose, pillole snellenti  ed altri ritrovati “alla moda”, per riaffermare con chiarezza che solo la dieta (intesa come regola e non nel senso riduttivo di privazione) e l’educazione alimentare (finalizzata ad uno stile di vita più igienico e salutare) hanno un reale valore terapeutico e preventivo.

Anche se spesso la loro realizzazione costa fatica e sacrifici, e non arriva ad assicurare a tutti comunque clamorosi record di sopravvivenza, né grandi successi in amore o nell’ambito lavorativo!

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