La cefalea muscolo tensiva

La cefalea muscolo-tensiva, anche detta cefalea tensiva,  è il tipo di cefalea di più comune riscontro tra la popolazione (almeno il 46% della popolazione mondiale ha sofferto di almeno 1 episodio di cefalea tensiva) eppure le sue cause non sono note fino in fondo.

Abitualmente si presenta come un dolore diffuso a tutta la testa oppure a livello delle tempie bilateralmente o ancora a livello della regione posteriore della testa, d’intensità media o moderata, che molti descrivono come se ci fosse qualcosa che dall’esterno stringe la testa (alcuni pazienti usano affermazioni del tipo: una morsa che mi stringe, un cerchio alla testa, una fascia intorno alla testa…).

CAUSE

Come precedentemente detto, la causa, o le cause, della cefalea tensiva non sono note con precisione. Spesso nel paziente che lamenta una cefalea con tali caratteristiche si riscontra associata una contrattura della muscolatura cervicale (cefalea muscolo-tensiva) ma a volte tale associazione non è dimostrabile ed alcuni autori preferiscono chiamarla solo cefalea tensiva.

Da studi recenti sembra emergere che questa forma di cefalea possa avere origine anche da alcuni cambiamenti nel livello di sostanze chimiche presenti nel cervello in particolare la serotonina e le endorfine.

A tali condizioni predisponenti, possono associarsi anche altri fattori in grado di contribuire alla comparsa della cefalea tensiva, tra i quali

  • Stress
  • Postura scorretta
  • Bruxismo
  • Sindromi ansiose-depressive
  • Alterazioni del sonno

FATTORI DI RISCHIO

Fattori quali il sesso femminile e l’età, principalmente quella compresa tra i 40 ed i 50 anni, sono più frequentemente associati a tale tipologia di cefalea.

SINTOMI:

I sintomi più frequenti della cefalea tensiva troviamo:

  • Un dolore di tipo gravativo (come un peso sulla testa) e/o oppressivo (come se qualcosa schiacciasse);
  • Localizzazione a tutta la testa oppure a livello delle tempie bilateralmente, o della fronte oppure ancora a livello nucale;
  • Aumento della dolorabilità in corrispondenza del collo e dei muscoli delle spalle;
  • Talvolta perdita d’appetito, lieve nausea, raramente vomito (il vomito nella cefalea tensiva è di veramente raro riscontro).
  • Fenomeni quali la fotofobia (“fastidio” nei confronti della luce) o la fonofobia(“fastidio” nei confronti dei suoni) sono  raramente riscontrate.

La durata di un episodio di cefalea tensiva può essere molto variabile potendo dura da circa 30 minuti fino anche ad 1 settimana ed oltre.

Se tale sintomatologia perdura per quindici giorni o più al mese per almeno tre mesi consecutivi allora si parla di cefalea tensiva di tipo cronico. Invece se gli attacchi durano meno  di quindici giorni al mese, è considerata episodica. Pazienti che presentano frequenti attacchi episodici sono ad alto rischio di sviluppare una forma cronica.

L’intensità del dolore varia da persona a persona e, nello stesso paziente, anche da un attacco all’altro, generalmente viene riferito come di intensità da lieve a moderata.

PERICOLI/DISAGI

Data l’elevata frequenza di tale cefalea, gli effetti della stessa sulla produttività lavorativa e sulla qualità della vita sono indubbiamente significativi. Infatti per una persona è vittima di cefalea in molti casi può essere in difficoltà nel  badare alle normali attività della vita quotidiana, può necessitare di assentarsi dal lavoro o, se si va a lavorare, non riuscire a essere produttivo come si vorrebbe/dovrebbe.

DIAGNOSI

La diagnosi generalmente segue una valutazione accurata da parte di un neurologo.

Tale diagnosi è il frutto di un processo diagnostico primitivamente clinico anamnestico (quindi composto da una raccolta accurata della storia del singolo paziente unitamente ad altrettanto accurata visita medica) a cui possono essere affiancati alcuni esami strumentali/laboratoristici a seconda del singolo paziente e delle ipotesi diagnostiche effettuate.

Generalmente in un paziente che soffre di cefalea è opportuna l’esecuzione di almeno una indagine neuroradiologica che nella maggior parte dei casi è la Risonanza Magnetica Nucleare all’encefalo. Molto utile più che per la diagnosi per i controlli nel tempo è la compilazione da parte del paziente del diario della cefalea ovvero annotare la date e le caratteristiche di ogni episodio di mal di testa che si verifica con la eventuale risposta a farmaci assunti sia essa efficace che non ed anche eventuali situazioni scatenati o presunte tali.

TERAPIA

Molte persone affette da cefalea di tipo tensivo corrono il rischio di volere trattare in modo autonomo la loro cefalea senza ricorrere  all’aiuto del medico. Facendo ciò generalmente fanno uso non corretto di diversi farmaci analgesici da banco. Tale comportamento può condurre paradossalmente allo sviluppo di un ulteriore tipologia di cefalea che si chiama  mal di testa da abuso di farmaci.

Diversi farmaci possono essere utilizzati nel trattamento dell’episodio acuto. Alcuni di questi sono di libera vendita mentre altri sono soggetti all’obbligo di ricetta. Ricordiamo in particolare la classe degli analgesici, i farmaci combinanti in cui due o più principi attivi vengono associati o altre categorie di farmaci quali i triptani seppur raramente utilizzati nella terapia della cefalea tensiva ed ancor più raramente utilizzati gli oppiacei e narcotici.

Gli analgesici non risolvono la causa del mal di testa, ma alleviano solo transitoriamente il sintomo dolore . Col tempo questi farmaci possono risultare meno efficaci oppure possono arrivare a provocare il mal di testa come abbiamo precedentemente detto. Un piccolo accorgimento su come poter evitare il mal di testa da abuso di farmaci  consiste nel non usare gli analgesici da banco per un periodo superiore a nove giorni al mese. Bisogna ricordare che tutti i farmaci hanno effetti collaterali, pertanto l’assunzione di un farmaco va decisa in base al rapporto rischio/beneficio.

Precisiamo che gli analgesici non sostituiscono un corretto iter diagnostico terapeutico e la corretta gestione dei fattori di stress. Solo un approccio di questo tipo può garantire il miglior controllo della cefalea stessa.

TERAPIA PREVENTIVA

Esiste la possibilità di impostare una terapia preventiva atta a ridurre la frequenza degli episodi, fino a risolverli completamente, oppure ridurre l’intensità degli attacchi qualora questi si presentino. Generalmente tale approccio è riservato a quei pazienti che sperimentano le forme croniche di cefalea, ma può essere anche utilizzata in quei pazienti che hanno cefalea episodica ma che vivono con estremo disagio gli stessi oppure se non potete seguire la terapia acuta per via di altre patologie concomitanti.

Generalmente la terapia preventiva va assunta in modo quotidiano per almeno 3 mesi consecutivi, successivamente si valuta l’efficacia della stessa, la eventuale necessità di modificarla o anche la possibilità di sospenderla. Bisogna ricordare che l’abuso di caffeina o di analgesici per combattere gli attacchi di mal di testa può diminuire l’efficacia dei farmaci preventivi.  I farmaci preventivi possono impiegare diverse settimane prima di risultare efficaci. 

Utile per ottenere più vantaggi dalla terapia preventiva è ricorrere il meno possibile agli analgesici per gli episodi acuti.  Tra le terapie preventive dobbiamo ricordare il miglioramento della postura. Una postura corretta può aiutare ad alleviare tale cefalea, ricordiamo infatti che in alcuni pazienti tale cefalea è provocata proprio dalla postura scorretta.

 

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