Prevenzione urologica

Nell’ambito della branca Urologica molte sono le patologie che a sviluppo indolente (senza sintomi particolari) possono essere facilmente diagnosticate e sottoposte ad adeguata terapia.

Il tumore del rene rappresenta circa il 2 per cento di tutti i tumori e si presenta nel sesso maschile con una frequenza doppia rispetto al sesso femminile. In effetti l’incidenza annuale è di circa 16 casi su 100.000 uomini e di circa 7 casi su 100.000 donne.

La probabilità di sviluppare questo tumore cresce con l’aumentare dell’età e il picco massimo di insorgenza è intorno ai 60 anni.

Così come per altri tipi di tumore, il principale e il più diffuso fattore di rischio è il fumo di sigaretta: il numero di sigarette fumate ogni giorno così come il numero di anni di esposizione sono direttamente proporzionali all’aumento del rischio di malattia.

Un altro fattore di rischio per il tumore del rene, è rappresentato dall’esposizione cronica ad alcuni metalli e sostanze particolari: sono fortemente sospettati di possedere un’azione cancerogena sul rene il piombo, il cadmio, la fenacetina e il torotrast.

L’esame clinico rimane sempre di notevole importanza, ma fondamentale per la diagnosi di un tumore del rene è il supporto dato dalla diagnostica per immagini.

L’ecografia è in grado di distinguere tra una massa di natura solida e una cisti (in genere ripiena di liquido), mentre la tomografia computerizzata (TAC) oltre a distinguere la natura della massa offre ulteriori informazioni.

Il tumore della prostata è una patologa assai comune. La sopravvivenza è comunque molto elevata e supera mediamente il 70 per cento dei casi a cinque anni dalla diagnosi.

Possono venire interpretate come tumori prostatici anche varie forme di proliferazione anomala del tutto benigna.

Un ingrossamento, per esempio, non è necessariamente indice della presenza di un cancro, ossia di un tumore maligno. Anche in caso di cellule maligne, la crescita può essere così lenta da non costituire un pericolo reale. Si dice infatti che molti uomini muoiono con il tumore, ma non a causa di esso.

Ogni uomo che abbia compiuto i 45 anni di età viene considerato a rischio, perché il tumore della prostata insorge tipicamente dopo quell’età, mentre è raro tra i giovani.

Si ritiene, inoltre, che la maggior parte degli ottantenni presenti una forma di tumore della prostata, anche se molto spesso si tratta di malattie benigne.

Gli altri fattori di rischio noti, a parte l’età, sono una dieta ricca di grassi saturi e la presenza in famiglia di altri casi: per quest’ultima categoria il rischio è doppio rispetto alla popolazione generale.

La maggior parte dei tumori della prostata viene scoperto tramite un esame rettale (in cui il medico attraverso il retto valuta manualmente la grandezza della ghiandola) o grazie a un’alterazione dei valori di un antigene direttamente legato alla funzione del tessuto prostatico, il PSA (antigene prostatico specifico).

I tumori del testicolo sono circa l’1 per cento del totale e il 3-10 per cento di quelli che colpiscono l’apparato urogenitale maschile.

Secondo la rete di sorveglianza epidemiologica degli Stati Uniti, negli ultimi 30 anni c’è stato un aumento della frequenza di tumore testicolare di circa il 45 per cento, ma la mortalità è diminuita del 70 per cento, a testimonianza dei significativi progressi raggiunti nella terapia di questo specifico tumore: nel 1970 il 90 per cento dei pazienti con cancro testicolare moriva, mentre dagli anni novanta, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, la situazione si è invertita, e oggi il 90 per cento degli uomini con cancro diffuso possono essere curati.

I tumori testicolari si dividono in due tipi: seminomi e non seminomi.

I primi sono circa la metà dei casi e consistono nella trasfomazione maligna delle cellule germinali, cioè di quelle che danno origine agli spermatozoi; sono frequenti nella quarta decade di vita e si associano spesso a una variante che coinvolge anche cellule non seminali (in questo caso si parla di forme germinali miste).

Gli altri, i non seminomi, includono quattro differenti forme: i carcinomi embrionali, i coriocarcinomi, i teratomi e i tumori del sacco vitellino, quella parte associata all’embrione che contiene materiale di riserva per il suo nutrimento.

La prognosi e il trattamento sono diversi a seconda del tipo di tumore.

Di solito il tumore esordisce con un nodulo, un aumento di volume, un gonfiore o un senso di pesantezza del testicolo .

Per questo è importante che gli uomini imparino a fare l’autoesame del testicolo (così come le donne fanno l’autoesame del seno) palpando l’organo di tanto in tanto per scoprire in tempo eventuali anomalie.

Anche la brusca comparsa di un dolore acuto al testicolo è tipico di questo tumore, assieme a un rapido aumento del volume che può essere provocato da una emorragia all’interno del tumore. Viceversa, anche il rimpicciolimento del testicolo può essere un segnale di esordio della malattia.

Infine, è importante che i genitori facciano controllare i bambini dal pediatra di fiducia, poichè una correzione dell’eventuale discesa incompleta del testicolo entro il primo anno di vita riduce il rischio di cancro e facilita la diagnosi precoce del tumore.

Il tumore della vescica, in costante aumento nei Paesi industrializzati, rappresenta circa il 70 per cento delle forme tumorali a carico dell’apparato urinario e circa il 3 per cento di tutti i tumori.

È più comune tra i 60 e i 70 anni, ed è tre volte più frequente negli uomini che nelle donne.

La sopravvivenza a cinque anni supera, in Italia, il 70 per cento dei casi.

Per il tumore della vescica sono stati individuati i seguenti fattori di rischio: il fumo di sigaretta, l’esposizione cronica alle amine aromatiche e nitrosamine (frequente nei lavoratori dell’industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), l’assunzione di farmaci come la ciclofosfamide e l’infezione da parassiti come Bilharzia e Schistosoma haematobium, diffusi in alcuni paesi del Medio Oriente (Egitto in particolare).

Anche la dieta gioca un ruolo importante: fritture e grassi consumati in grande quantità sono infatti associati a un aumentato rischio di ammalarsi di tumore della vescica.

Esistono infine prove a favore di una componente genetica quale fattore di rischio predisponente.

I sintomi con cui si può presentare il tumore della vescica sono comuni anche ad altre malattie che colpiscono l’apparato urinario.

Manifestazione frequente è la presenza di sangue nelle urine. Con la progressione della malattia questo disturbo può diventare di sempre maggiore entità.

Il tumore della vescica può diffondere localmente e a distanza per via linfatica, dapprima ai linfonodi e successivamente, attraverso il circolo sanguigno, ai polmoni (24 per cento dei casi), al fegato (21 per cento) e alle ossa (6 per cento).

Non sempre il suo comportamento è prevedibile per quanto riguarda le ricadute locali e l’aggressività.

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