L’ischemia cerebrale

L’ictus è la seconda causa di morte nei paesi industrializzati ed è la prima causa di disabilità. Una corretta diagnosi e specialmente un accurato programma di controlli ambulatoriali del paziente affetto da patologia cerebrovascolare è l’arma più importante al fine di garantire una migliore gestione del rischio e ridurre quanto più possibile il rischio di recidive dell’evento cerebrale.

Con il termine ictus vengono identificate le seguenti due condizioni:

1)    Ictus ischemico (85% circa dei casi), noto anche come ischemia o infarto cerebrale.

2)    Ictus emorragico (15% circa dei casi, noto anche come emorragia cerebrale)

Le cause o i fattori predisponenti dell’ictus ischemico possono essere molteplici e spesso non vi è una sola causa, ma più fattori che si riscontrano in un singolo paziente quali causa di ischemia. Quelli di più frequente riscontro sono: ipertensione, diabete, sovrappeso/obesità, fibrillazione atriale, la stenosi carotidea, fumo, dislipidemia. Di lato a queste più frequenti cause ve no sono ulteriori meno frequenti ma per questo non meno importanti da ricercare e trattare, come ad esempio: alterazioni nel metabolismo dell’omocisteina, mutazioni genetiche di alcuni fattori della coagulazione quali il fattore V ed il fattore II, alcuni Auto-anticorpi (fosfolipidi, cardiolipina), emicrania con aura, utilizzo di anticontracettivi orali in soggetti predisposti (non certo), uso/abuso di sostanze stupefacenti, abuso alcolico.

Questi ultimi fattori di rischio/predisponenti si riscontrano più frequentemente in soggetti di giovane età ed in tali casi si parla di ictus giovanile che pur non essendo la forma più comune è comunque da ricordare per le ripercussioni che può avere sul paziente in termini di qualità ed aspettativa di vita oltre ovviamente ad una eventualmente associata riduzione della capacità lavorativa del soggetto.

La causa principale, invece, per quel che riguarda la forma emorragica è sicuramente l’ipertensione arteriosa non correttamente controllata dall’eventuale terapia antipertensiva. Altre causa di emorragia cerebrale da ricordare ed indagare in alcuni pazienti selezionati sono: angiopatia amiloidosica, terapia anticoagulante o altre coagulopatia note, traumi cranici, malformazioni arterovenose, aneurismi intracranici e neoplasie cerebrali. In questi ultimi casi descritti è evidente che il trattamento del fenomeno emorragico non può prescindere da una corretta diagnosi eziologica e dal suo trattamento.

Il paziente colpito da patologia cerebrovascolare viene abitualmente ricoverato in ambiente ospedaliero nelle unità dedicate alla cura di tali problematiche (Stroke Unit, termine anglosassone che indica un reparto dedicato alla diagnosi e cure delle problematiche cerebrovascolari). Durante tale degenza il paziente viene sottoposto ad accertamenti strumentali volti a capire la vera causa dell’evento e quindi viene impostata una terapia farmacologica utile alla prevenzione di recidive. Alla stabilizzazione del quadro clinico il paziente viene abitualmente trasferito presso una unità di riabilitazione neuromotoria al fine di recuperare ove possibile una sufficiente autonomia nelle attività della vita quotidiana.

Alla dimissione dalla struttura riabilitativa è di fondamentale importanza che il paziente segua un programma di regolari controlli ambulatoriali volti ad accertare la stabilità del quadro clinico, la corretta gestione ed assunzione delle terapie e, laddove necessario per motivi clinici  o farmacologici, impostare nuovi accertamenti clinico/strumentali o eventuali modifiche terapeutiche per prevenire che si possa nuovamente verificare un evento cerebrovascolare.

 

Da quanto detto risulta ben evidente l’importanza di una valutazione preventiva da eseguire in quei pazienti che presentano dei fattori di rischio per patologia cerebrovascolare (diabetici, ipertesi, dislipidemici, fumatori, sovrappeso/obesi, fibrillazione atriale etc etc).

Studi internazionali, infatti, hanno dimostrato che il “riconoscimento” di pazienti a rischio per patologia cerebrovascolare e quindi l’eventuale impostazione di un regime terapeutico volto al controllo ed alla correzione dei fattori di rischio riduce molto la possibilità che si verifiche anche un primo episodio cerebrovascolare.

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