Cambia la “Day Surgery” tra Spending Review e limiti al SSN, e diventa “ambulatoriale”

IL PARERE DELLA SICADS – Società Italiana di Chirurgia Ambulatoriale e Day Surgery

Fino a ieri la Day Surgery era il futuro verso cui muoversi, un futuro fatto di alta tecnologia, forte specializzazione e chirurgia d’eccellenza. “Sempre più pazienti oggi sono operati in Day Surgery, sia perché nel tempo alcuni interventi sono in quest’ambito diventati il “Golden Standard”, sia perchè la mini invasività di questo tipo di chirurgia (unitamente, in alcuni casi, all’utilizzo di anestesie locali o loco regionali) consente di operare anche pazienti che fino a ieri non sarebbero stati trattabili se non con interventi più invasivi, di tipo tradizionaleSpiega il Professor Giampiero Campanelli, Presidente SICADS (Soc. Italiana di chirurgia Ambulatoriale e Day Surgery) e Direttore dell’Unità Operativa di Day Surgery della Clinica Ospedaliera Sant’Ambrogio di Milano, nonchè ordinario di chirurgia presso l’Università dell’Insubria.

Con il termine Day Surgery si indicavano, fino a ieri, quelle modalità di intervento mini invasivo che consentono al paziente dimissioni in giornata o al massimo con una notte di ricovero ospedaliero. Ma, in epoca di Spending review e necessità di diminuire la spesa sanitaria, molto sta cambiando anche per la Day Surgery…

Tanto per cominciare, oggi, gli interventi in Day Surgery, fossero anche in giornata, in una certa percentuale dei casi, diventano prestazioni di chirurgia “ambulatoriale”, il che esclude perciò qualunque disponibilità di un posto letto.

L’ampia diffusione della day Surgery in quasi tutti gli ambiti della chirurgia ha fatto sì che, nel 2007, su 4,6 milioni di pazienti che hanno subito un intervento chirurgico, ben 1,6 milioni sono stati operati con queste tecniche. Si tratta comunque di cifre largamente inferiori alla media europea e statunitense, Paesi in cui il trattamento in Day Surgery sfiora o supera addirittura il 50% del totale degli interventi chirurgici.

“Questo perché, di fatto, -spiega il Prof. Campanelli-, per poter fare della day surgery un campo d’eccellenza, occorre che le strutture siano autonome ma perfettamente integrate nel blocco operatorio, per consentire allo stesso tempo un’operatività ad hoc ma anche l’accesso a tutte le tecnologie che rendono “sicuro” l’intervento chirurgico, qualsiasi esso sia, e in Italia siamo arrivati a poter contare su un 10% di UNITA’ AUTONOME di DAY SURGERY, un numero esiguo se si considera che la tendenza, a causa delle nuove linee di programmazione economica in campo sanitario, sarà quella di realizzare sempre più interventi con questa metodica “fast”. Il principio di base è corretto: il ricorso alla day surgery libera posti letto per patologie importanti e multifattoriali, diminuendo le liste d’attesa, ed è una grande risorsa se ben impiegata ma non dimentichiamo che in Italia esistono purtroppo grandi differenze di accesso alla day surgery fra regione e regione, e il paziente dimesso che, in caso di complicanze post-operatorie, non può contare su un posto letto nemmeno “virtuale”, viene in molti casi inviato al proprio domicilio senza  che vi sia una cosiddetta “struttura di prossimità” abbastanza vicina  a cui poter ricorrere in caso di problemi.”

Ecco quindi, spiega Campanelli, che anche per la SICADS il passaggio da Day Surgery a Chirurgia ambulatoriale è senz’altro un obiettivo valido ma non può prescindere da determinate “conditio sine qua non”, presupposti irrinunciabili perché la chirurgia ambulatoriale –e la Day Surgery-  siano una soluzione verso l’efficienza sanitaria e l’eccellenza e non solo una risposta immediata alla necessità di tagliare sui costi del SSN. A scapito, magari, della sicurezza del paziente.

Ma quali sono dunque le linee guida che fanno la differenza tra una Day surgery di qualità e una chirurgia ambulatoriale in cui sprechi e inefficienze potrebbero addirittura aumentare nel lungo periodo?

“Credo –spiega Campanelli- che debbano essere salvaguardati gli standard di sicurezza, e i requisiti minimi tecnico-organizzativi, continuando a investire sulla tecnologia a disposizione delle strutture di day surgery, sulla specializzazione dell’equipe chirurgica, sulla qualità presidi sanitari –ad esempio le protesi-, e che non si debba rinunciare alla possibilità di dover avere a disposizione comunque un ricovero in caso di complicanze. Rinunciare alla qualità in questi ambiti vuol dire sottoporre nel lungo periodo il SSN a nuovi costi: costi in medicina d’urgenza e in re-interventi, per esempio, in caso di complicanze impossibili da gestire al momento, magari provocate da presidi chirurgici di scarsa levatura e compatibilità, o da inadeguatezze nella procedura che anziché  “fast” potrebbe diventare “frettolosa”! Ben vengano invece tickets diversificati a seconda delle fasce di reddito, perché ora il costo di ogni intervento grava sul SSN per la stessa quota indipendentemente dalla disponibilità economica del paziente. Credo che pian piano si arriverà a fondi sanitari integrativi, come negli USA, ma se qui in Italia vogliamo continuare a salvaguardare la qualità dell’intervento sanitario e l’accessibilità alle fasce economicamente più deboli, dovrà cambiare il sistema, oggi pressoché gratuito per tutti. Senza dimenticare che il nostro SSN è considerato dall’OMS al secondo posto a livello mondiale per qualità dell’assistenza. Gli USA, nella stessa classifica, li troviamo solo al 37°….”

Dunque la Day Surgery, e la chirurgia ambulatoriale, intesa con le prerogative dette, e che in fase progettuale prevedono investimenti specifici, consentono in realtà di ottimizzare i costi e a regime determinano un recupero economico per il SSN, e la SICADS intende collaborare attivamente alla Commissione istituita dal Direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Bevere, per capire quali costi tagliare e quali no anche in ambito delle prestazioni di Day Surgery e chirurgia ambulatoriale.

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