La tendinopatia dell’Achilleo

Il tendine d’Achille è il tendine più potente del corpo umano. Attraverso la sua inserzione anatomica sul calcagno tale struttura trasmette allo scheletro una quota fondamentale dell’energia necessaria alla locomozione,  prodotta dalla contrazione di tre muscoli della gamba: muscolo gemello mediale, gemello laterale e muscolo soleo

Il ruolo primario che il tendine Achilleo svolge nell’attuazione di una corretta deambulazione spiega le importanti limitazioni funzionali che derivano dalla sua sofferenza patologica, genericamente definibile con il termine di tendinopatia. Le stesse rotture traumatiche acute dell’Achilleo si inseriscono quasi sempre in un contesto di degenerazione cronica del tendine e quindi di tendinopatia.

La sofferenza patologica del tendine d’Achille è un evento molto frequente riscontrabile in numerose attività professionali e ricreazionali. Tipicamente i soggetti colpiti sono dediti ad attività sportive che implicano corsa e salti; proprio la crescente pratica del podismo, specie a livello amatoriale, ha determinato un recente aumento dell’incidenza di tali patologie.

Esistono diverse ipotesi riguardo le cause di una tendinopatia dell’Achilleo. In particolare si riconoscono alcuni fattori di rischio, comunemente distinti in fattori  intrinseci ed estrinseci, che contribuiscono in maniera variabile all’insorgenza della patologia. Tra i fattori intrinseci vengono considerati l’età, il peso, eventuali malattie sistemiche (diabete) ed alcune caratteristiche scheletriche individuali (es. allineamento degli arti) in grado di condizionare movimenti articolari specifici potenzialmente dannosi.

I fattori di rischio estrinseci più frequentemente chiamati in causa riguardano invece eventuali metodiche errate di allenamento, sia in termini di regime (intensità e frequenza) che di attrezzature utilizzate  (tipo di calzatura e caratteristiche del fondo).

Tutti questi elementi concorrono nel determinare un sovraccarico meccanico del tendine oltre le sue proprietà intrinseche di resistenza e guarigione spontanea, determinando così le alterazioni strutturali croniche alla base della sintomatologia dolorosa.

Il paziente con una tendinopatia dell’Achilleo lamenta tipicamente un dolore nella regione posteroinferiore della gamba con limitazioni anche significative della capacità deambulatoria. Clinicamente si può osservare, specie in fase acuta, un rigonfiamento doloroso ed arrossato (tumefazione) dell’area cutanea che ricopre la porzione sofferente del tendine. Questi sintomi  possono frequentemente cronicizzare perdurando per settimane o mesi.

Gli esami strumentali possono aiutare a definire alcune caratteristiche della tendinopatia Achillea. In questo senso Radiografia, Ecografia Muscolotendinea e Risonanza Magnetica sono tutte metodiche potenzialmente utili ed andrebbero richieste sulla base dello specifico caso clinico di ogni paziente. 

Il trattamento della tendinopatia Achillea è un argomento molto dibattuto.  Nella letteratura medica sono infatti descritte numerose opzioni, ma allo stato attuale non è ancora definita una chiara linea guida terapeutica condivisa.

La prevenzione gioca un ruolo importante e fa riferimento essenzialmente al controllo dei fattori di rischio già citati, in primis una pratica sportiva adeguata alla propria preparazione e capacità fisiche. A fronte dell’insorgenza di una sintomatologia dolorosa il riposo del tendine sofferente, attraverso una riduzione delle attività fisiche e talora una temporanea cessazione, rimane un elemento basilare di qualsiasi terapia. Accanto a ciò, secondo tipo e stadio della specifica tendinopatia di cui soffre il paziente, vengono indicate diverse opzioni, tra cui le più comuni sono:  la crioterapia, l’utilizzo di ortesi plantari, farmaci anti-infiammatori, terapie fisiche e fisioterapiche mirate. Tra queste soluzioni le evidenze maggiori in letteratura riguardano l’utilizzo delle onde d’urto e di specifici protocolli riabilitativi di rinforzo ed allungamento del complesso muscolo tendineo del tendine Achilleo. In ogni caso la scelta e l’associazione delle diverse possibilità dipendono essenzialmente dall’esperienza clinica dello specialista.

Le terapie infiltrative rappresentano un ulteriore capitolo nel trattamento della tendinopatia Achillea. L’iniezione di corticosteroidi in corrispondenza dell’area sofferente del tendine, pur avendo un potenziale effetto antalgico, è un gesto gravato dalla potenziale rottura del tendine, e quindi da utilizzare con cautela ed in casi selezionati. Il  miglioramento delle conoscenze dei meccanismi biologici alla base della patologia ha inoltre determinato negli ultimi anni l’utilizzo di diversi preparati (tra cui i discussi fattori di crescita) che vengono iniettati direttamente all’interno dell’area patologica del tendine, con l’obiettivo di modificare i processi biochimici alla base della sintomatologia dolorosa e stimolare le capacità di riparazione delle strutture danneggiate da parte dell’organismo. Al di là di questo potenziale teorico sicuramente razionale ed affascinante i risultati  attuali della letteratura non consentono però di definire in maniera evidente l’efficacia clinica di queste soluzioni.

In conclusione si può affermare che la corretta diagnosi delle diverse situazioni cliniche comprese nella definizione di tendinopatia Achillea rappresenta l’elemento primario per la definizione di una strategia terapeutica adeguata. Il trattamento, è in prima istanza conservativo, di lunga durata e gravato da possibili recidive, ma comunque con risoluzione della sintomatologia in una quota significativa di pazienti.

In caso di persistenza cronica della sintomatologia dolorosa, specie se associata a limitazioni funzionali significative, può invece diventare indicato il trattamento chirurgico, con il razionale di asportare direttamente le strutture anatomiche considerate responsabili della sintomatologia e stimolare il processo riparativo attraverso tecniche specifiche. In alcuni casi selezionati tale obiettivo è oggi perseguibile con tecniche endoscopiche, con una significativa riduzione delle complicanze potenzialmente associate al gesto chirurgico.

Privacy & Cookies
Questo sito non utilizza cookies di profilazione. Quindi, secondo la normativa vigente, non è tenuto a chiedere consenso per i cookies tecnici e di analytics, in quanto necessari a fornire i servizi richiesti. Puoi trovare maggiori informazioni sulla privacy& Cookie policy di questo sito qui:
Privacy policy

Manara Medical Center

Via L. Manara, 15
20122 Milano
Tel : 02 / 49 45 13 54
Fax: 02 / 49 45 67 05
Prenotazioni promozioni online:
333-321-4838

Servizio Infermieristico

E' disponibile sia presso il centro che a domicilio su prenotazione

Categorie
Stats